L’arcipelago maltese, con la sua storia di navi e cavalieri, diventa lo scenario sul quale si muovono i personaggi del romanzo di Giuseppe Raudino intitolato L’isola del tempo.
Il pretesto è quello di raccontare la storia di due giovani che esplorano Malta a bordo di una Vespa, ma in verità si legge tra le righe una grande esaltazione del Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di Gerusalemme, di Rodi e di Malta.
I temi trattati dal romanzo sono principalmente riassumibili in alcune categorie di opposizione: lo spazio contrapposto al tempo (da cui il titolo), l’azione contrapposta all’immobilità, il nord contrapposto al sud, il finito e l’infinito, la potenzialità e l’atto.
A fare da contorno alle vicende, una storia appassionante a mezza strada tra amore e amicizia, che risulta ancora più appassionante grazie all’ambiguità di alcuni gesti e alla psicologia dei personaggi.
La storia dei cavalieri di Malta, però, assume quasi sempre una posizione di guida – anche dal punto di vista interpretativo – rispetto a quello che accade ai protagonisti sull’isola.
Belle le descrizioni dei luoghi, dei tramonti, persino dei profumi, capaci di far rivivere nel lettore le stesse sensazioni che proverebbe se si trovasse realmente su un’isola al centro del mar Mediterraneo.
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